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Intervista alla band a cura di Hamelin Prog

Nel mese di ottobre 2016 la band ha concesso un’ampia intervista ai redattori di Hamelin Prog, dove sono stati affrontati molti temi, dalla storia della Reunion, passando per quella dei Cincinnato, al futuro del gruppo.

Eccone un estratto:

HP: La rubrica “L’artista racconta” ha il piacere di ospitare Giacomo Urbanelli (G.U.), Gianni Fantuzzi (G.F.), Franco Erenti (F.E.) e Paolo Burattin (P.B.) dei Thauma Cincinnato. La redazione di HamelinProg.com vi ringrazia per aver accolto il nostro invito!

G.U.: Sono sempre contento di raccontare di musica perché la musica è l’elemento più importante della mia vita.

G.F.: Siamo onorati per il vostro interessamento che ci offre la possibilità di un’intervista per esprimere dal vivo i moventi che ci hanno portato a realizzare e a portare avanti il nostro progetto Thauma Cincinnato, infatti, dopo “L’essere e l’auriga” stiamo già lavorando a un altro album e alla preparazione per uscite live.

F.E.: Ovviamente è un piacere reciproco ed inaspettato dopo tutti questi anni.

P.B.: Grazie a voi, è un piacere reciproco.

HP: Partiamo dal principio: quali sono stati i primi “passi musicali” di Giacomo Urbanelli, Gianni Fantuzzi, Franco Erenti e Paolo Burattin? E come si arriva al progetto Eros Natura?

G.U.: Lezioni di pianoforte da bambino e poi tanta voglia di fare musica.

G.F.: Fin dai 13/14 anni, per noi e un folto gruppo di coetanei, fu il canale espressivo degli eccessi dei nostri temperamenti entusiasti, inquieti e tormentati che ben si accordava con l’amore per la musica rock e successivamente con il jazz; da ragazzi cercavamo di imitare, con dubbi risultati ma con patetico ardore, gli dei di cui eravamo infatuati: i Beatles, i Rolling Stones, Bob Dylan, Jimi Hendrix, i Doors, i Cream, i Traffic, Janis Joplin e poi Leonard Cohen, Jethro Tull,  il jazz di Miles Davis e chi più ne ha più ne metta.  Che stagione!
La svolta fu quando io e Giacomo Urbanelli, alla fine degli anni ’60, iniziammo a suonare con piano e chitarra dei brani che Giacomo proponeva e che poi elaboravamo, per un certo periodo in duo e successivamente, con l’aggiunta di altri velleitari come noi, Franco, Donato e poi Annibale, ci si lanciava in interminabili improvvisazioni nelle quali si mescolavano rock jazz e persino spunti classicheggianti: da lì scaturì la nostra personale interpretazione progressive. Ma si sa che l’unione fa la forza: “Il Gruppo è Insieme”, da ragazzi sono parole sciamaniche e prodigiose, producenti un incantesimo dal quale scaturisce l’invenzione di un mondo nuovo: la nostra musica, quella realizzata da noi, a volte anche sgangherata, improbabile o quel che si vuole, ma che per noi era la nostra Utopia. Lì, in quel luogo immaginario però pieno di reali emozioni, ebbe origine Eros Natura.

F.E.: Un po’ come tutti gli amanti della musica degli anni ‘60, una gran voglia di emulare i nostri miti, Beatles e Rolling Stones. Un brulicare di complessini in paese e fuori, la voglia di imparare qualche trucco o accordo in più, sino a maturare la possibilità e gran desiderio di fare musica propria. E qui le cose cambiarono, poiché, se da un lato c’erano un mucchio di coetanei che suonavano, ben pochi però avevano realizzato la possibilità di creare musica propria. Per questo l’incontro di Giacomo e Gianni ha attirato la mia attenzione, mentre cercavo in qualche modo di suonare le mie piccole idee musicali con Paolo Burattin e Donato Scolese. Così nacquero gli Eros Natura.

P.B.: Le mie esperienze musicali presero forma e sostanza, quale aspirante chitarrista autodidatta, suonando con Franco Erenti (ci conosciamo dalla scuola elementare!) e Donato Scolese, periodo in cui ci si immergeva in modo maniacale nelle musiche dei Grand Funk Railroad, dei Cream, dei primi Jethro Tull… Poi incontrai più o meno nello stesso tempo Annibale, Gianni e Giacomo e divenni spettatore (Espectadore) appassionato e partecipe della loro fluente e prorompente creatività musicale.

HP: Due anni dopo la nascita degli Eros Natura, siamo nel 1972, l’invio di una vostra demo vi fa entrare in orbita PDU, da qui il consiglio della stessa di modificare il vostro nome in Cincinnato. Fu davvero l’etichetta a spingervi verso il cambio onomastico? Con quale motivazione? E come cadde la scelta sul nome dell’uomo politico dell’antica Roma (noi crediamo provenga da lui!)?

G.U.: Sì, fu il direttore artistico (forse su consiglio del Vaticano) a consigliarci di cambiare il nome, secondo loro troppo allusivo al sesso (sic).
Il nome Cincinnato invece allude non al ruolo di dictator, ovviamente, del personaggio mitico dell’antica Roma, ma al suo amore per l’agricoltura come simbolo della rinuncia al potere sociale.

F.E.: Di questo non so rispondere perché proprio dopo i primi contatti con la PDU il sottoscritto partiva per il servizio militare e buonanotte sonatori…

HP: Il ruolo del bassista, in questo periodo, vive una serie di avvicendamenti: Franco Erenti-Annibale Vanetti-Paolo Burattin (il secondo comparirà nelle registrazioni dell’album). Come mai?

G.F.: Dopo che Franco dovette separarsi dal gruppo per il militare attraversammo un periodo  piuttosto disagevole, in parte eravamo dispiaciuti per il distacco dall’amico e in parte per la difficoltà di reperire un bassista al suo livello; ne contattammo alcuni ma  proprio non reggevano il confronto, sia dal punto di vista delle capacità tecniche, sia per la musicalità, anche se a noi non sembrava di essere particolarmente pretenziosi, o forse un po’ si… Anche noi, come spesso accade da giovani, avevamo la nostra dose di supponenza… però essa costituiva anche la forza propulsiva a voler fare sempre il meglio… mah! Fatto sta che finalmente arrivò il Messia, ovvero Annibale. Era un chitarrista con una capacità ritmica notevolissima e un feeling fuori dal comune, possedeva dunque le doti necessarie per afferrare il basso e scoprire che quello sarebbe stato il suo strumento d’elezione. Io in passato avevo già suonato per alcuni anni insieme a lui, fin da ragazzini eravamo amici per la pelle, così con la frequentazione assidua che ancora si manteneva in quel periodo, egli giunse a maturare l’idea di unirsi a me, Giacomo e Donato; era fatta! Finalmente avevamo trovato il Bassista Maiuscolo, infatti dette un contributo sostanziale alla band con la sua inventiva, oltretutto sarebbe stata una risorsa ulteriore per il futuro, se lo avessimo avuto, in quanto aveva una voce notevole e sapeva cantare molto bene, doti che non abbiamo potuto utilizzare per lo scioglimento prematuro del gruppo. Beh, ora c’è Paolo, seconda rivelazione messianica, perché, oltre alle qualità di cui sopra, possiede anche una solida preparazione tecnica e teorica.

F.E.: All’inizio sono stato il primo bassista del gruppo, strumento bellissimo ma che ho sempre suonato in modo istintivo e si può dire da autodidatta, come pure la chitarra, ed il motivo è semplice, ho sempre studiato pianoforte ma, per ragioni economiche, non ho mai potuto possedere un bel piano Fender o Wurlitzer,  quindi ho optato per un più economico basso elettrico.
Poi naturalmente venne in mia sostituzione Annibale Vanetti e dopo ancora, al mio ritorno, quando ormai il gruppo si era separato, sono tornato come pianista, Paolo da chitarrista è passato così al basso e Scolese compiva i primi passi col vibrafono.  Si alternavano così due batteristi, Donato Scolese e Franz Piatto, l’attuale batterista dei Mano Loca di Massimo Vecchi (Nomadi).

P.B.: Chiarisco ora. Il mio ingresso nel gruppo avviene dopo la pubblicazione dell’album (siamo nel 1975), al suo abbandono sostituii Annibale al basso, ciò coincise peraltro con il termine del mio servizio militare.

HP: Con la PDU pubblicate il vostro omonimo debutto discografico a nome Cincinnato. Vi va di raccontarci la genesi di quel lavoro? Come mai fu pubblicato solo nel 1974?

G.U.: I brani dell’LP Cincinnato furono composti nel corso dei due anni precedenti la pubblicazione del disco (aprile ’74). Annibale Vanetti, tramite un’amica che lavorava in PDU, seppe che cercavano gruppi nuovi (“d’avanguardia”) da produrre.

G.F.: L’amica di Annibale, a sua volta, era amica di un altro amico DJ e bassista che venne nella nostra sala prove con tanto di Revox, il massimo dei registratori di allora con tanto di microfoni per registrazione stereo! Incredibile a confronto degli standard odierni; registrò alcuni brani e il nastro fu il nostro biglietto da visita e il nostro esame per la casa discografica, che poco tempo dopo ci mandò a chiamare.

F.E.: Passo la mia risposta ai miei colleghi che hanno vissuto l’evento.

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Rassegna stampa

L’album “L’essere e l’auriga” uscito nel 2016 ha riscosso un’ottima attenzione da parte delle riviste specializzate in progressive rock e degli appassionati, di seguito i link agli articoli e alle recensioni:

 

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