Band

PAOLO BURATTINpaolo2

Inizia da ragazzo lo studio della chitarra acquisendo esperienze musicali prevalentemente nell’ambito del “Rock”.

Partecipa negli anni ’70, per qualche tempo, come bassista al progetto progressive del gruppo “Cincinnato” sostituendo Annibale Vanetti.

Si laurea al DAMS di Bologna e consegue il diploma in Chitarra Classica al Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia.

Da tempo é docente di Educazione Musicale nella Scuola Media e ha tenuto, in passato, corsi di Chitarra Classica ed Elettrica in alcune scuole musicali comunali e private.

Con Giacomo Urbanelli, Gianni Fantuzzi e Franco Erenti collabora, dal 2010, alle nuove musiche.


FRANCO ERENTI

Musicista figlio d’arte, studia pianoforte (prima come autodidatta) poi presso il Conservatorio di Como (assieme a Lettura della Partitura ) proseguendo
francogli studi laureandosi presso il Conservatorio di Milano in direzione, strumentazione e composizione per Orchestra di fiati.

Sin da ragazzo ha alternato i primi decenni della carriera musicale come bassista – pianista – tastierista con il gruppo Progressive degli anni ’70 “Cincinnato”, più altre svariate esperienze di lavoro per musica da ballo e intrattenimento, in vari paesi del mondo.

Ha collaborato alla realizzazione di un Cd (uscito nel 2015) di Massimo Vecchi, voce e bassista del leggendario gruppo dei Nomadi.

Dirige attualmente quattro Bande di strumenti a fiato e dopo varie Big Band progetta il gruppo dei MWP.


GIACOMO URBANELLI

Nel 1971 Giacomo Urbanelli è il pianista degli Eros Natura, una band che esegue un hard rock di propria composizione.giacomo

Tre anni dopo, il gruppo – con un nuovo bassista – coglie al volo l’occasione di pubblicare il suo primo e unico LP con la PDU e cambia il nome in Cincinnato.

L’anno dopo, nonostante il discreto successo del disco, decide di dedicarsi alla medicina e abbandona.

Torna quasi casualmente alla musica nel 2006, quando BTF gli propone la ripubblicazione del vecchio album, prima su cd e successivamente di nuovo su vinile.

Dal 2010 lavora con i vecchi amici alla realizzazione del nuovo album, la cui uscita è prevista per l’anno 2015.


GIANNI FANTUZZI

gianniLa musica è la vibrazione dell’aria, una materia invisibile, una singolarità che si presta a rappresentare una metafora delle emozioni: così concrete nel vissuto intimo di ognuno di noi, anzi i principali indizi di essere vivi e presenti nella realtà, ma così ineffabili e prive dei contorni concreti delle cose del mondo materiale.

Ma a cosa serve la musica, quell’evento sensoriale per il quale ho sempre affermato di provare una particolare passione?

Fin da bambino mi ero accorto che la musica era la forma espressiva più immediata atta a evocare e a rappresentare le emozioni. Se si vuole dimostrare cos’è uno stato emotivo si può descriverlo a parole, ma se lo si vuole esplicare con la forza convincente dell’immediatezza è sufficiente ascoltare una musica appropriata, perché ognuno di noi può essere stimolato da espressioni sonore diversificate, quindi fare attenzione a quello che accade nell’intimo del proprio stato d’animo.

Nella giovinezza fu il canale espressivo degli eccessi dei nostri temperamenti entusiasti, inquieti e tormentati che ben si accordava con l’amore per la musica rock e successivamente con il jazz; da ragazzo cercavo di imitare, con dubbi risultati ma con patetico ardore, gli dei di cui ero infatuato: i Beatles, i Rolling Stones, Bob Dylan, Jimi Hendrix,  i Doors, i Traffic e poi Leonard Cohen, Tom Waits, il blues, il  jazz di Miles Davis e chi più ne ha più ne metta.  Che stagione!

“Quant’è bella giovinezza / che si fugge tuttavia!/ Chi vuol esser lieto sia,/ di doman non c’è certezza./ Questo è Bacco e Arїanna/ belli, e l’un dell’altro ardenti;/ perché ‘l tempo fugge e inganna,/ sempre insieme stan contenti./ Queste ninfe e altre genti/ sono allegri tuttavia./ Chi vuol esser lieto, sia,/ di doman non c’è certezza./ Questi lieti satiretti … ecc. ecc.

Eravamo proprio lieti, un gruppo di amici timorosi ma eccitati dalla vita, dovevamo fare la nostra parte e l’abbiamo interpretata anche con la musica di insieme. La svolta fu quando io e Giacomo Urbanelli iniziammo a suonare con piano e chitarra dei brani che Giacomo proponeva e che poi elaboravamo, per un certo periodo  in duo e successivamente con l’aggiunta di altri velleitari come noi. Ma si sa che l’unione fa la forza; “ Il Gruppo  e Insieme” da ragazzi sono parole sciamaniche e prodigiose, producenti un incantesimo dal quale scaturisce l’invenzione di un mondo nuovo: la nostra musica, quella realizzata da noi, a volte anche sgangherata, improbabile o quel che si vuole, ma che per noi era la nostra Utopia.

Infatti quella esperienza trovò il suo compimento nel 1974  con la realizzazione di un album con il gruppo Cincinnato per la casa discografica PDU, una delle major dell’epoca; cominciammo a suonare in alcuni concerti, tuttavia per noi il rito di iniziazione si era adempiuto e l’esperienza Cincinnato si concluse di lì a poco, comunque fu per noi una bella impresa.

Poi ognuno prese la propria strada, per me il potere  fu giustamente assunto dal compito inevitabile ma affascinante di rispondere all’appello dell’età adulta: mi sono laureato in Psicologia, in seguito mi sono specializzato in Psicoterapia e mi sono inoltrato nello studio e nella pratica della Psicoanalisi; poi  mi sono immerso totalmente, con una vocazione che definirei senza esagerazione quasi monastica nella professione. Mi sono quindi occupato del pensiero, delle emozioni e dei sentimenti anche nell’ambito del disagio mentale e della sofferenza causata dai conflitti interiori e dalla difficoltà o dalla impossibilità di mentalizzare, ovvero di decodificare i sentimenti e di regolare le emozioni.

Nel frattempo ho mantenuto un rapporto costante con la musica applicandomi allo studio della chitarra classica, fino al momento in cui nel 2009 Giacomo Urbanelli mi ha contattato proponendo di realizzare un nuovo progetto; dopo una iniziale perplessità per l’impegno che avrebbe comportato, ho compreso che sarebbe stata una circostanza importante per riprendere un’esperienza creativa nell’ambito della musica e della scrittura dei testi, oltre all’occasione di ritrovare gli amici di un tempo, Paolo Burattin e Franco Erenti cofondatori del Gruppo Thauma, poi altri amici e dei giovani che si sarebbero aggregati a noi.

Per me l’abbinamento tra la Psicologia e la Musica è stato l’accoppiamento perfetto. Perciò nell’età matura, il nuovo gruppo ha rappresentato la meraviglia di ritrovarsi tra amici, alcuni affermati professionisti nell’ambito musicale e io, con la inaspettata quanto impagabile possibilità di realizzare i testi, di contribuire alle musiche e alle sonorità che si aggiravano nella mia mente senza concretizzarsi in un lavoro definito.

Ho ritrovato la gradevolezza nel suonare ancora la chitarra elettrica ma soprattutto il diletto e l’appagamento nel constatare che i brani che via via impostavamo, prendevano forma e diventavano un piccolo emozionante universo sonoro.

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